Cessione del Quinto: Ecco come ottenere il Prestito più Conveniente

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Oggi giorno non sono rari i casi in cui la richiesta di un finanziamento si trasforma in una necessità da soddisfare nell’immediato.

Chi ha uno stipendio fisso opta generalmente per la cessione del quinto, mentre numerose soluzioni sono riservate a chi svolge un lavoro precario o non possiede una solidità reddituale capace di rimborsare un prestito.

La crisi economica ha impoverito le tasche di molti italiani, con la conseguenza che il risparmio si è trasformato in un miraggio, modificando le abitudini di intere famiglie.

Si ricorre al prestito per una serie di ragioni, ciascuna delle quali è legata al fatto di non avere disponibilità economiche immediate per far fronte a specifici costi: una spesa sanitaria improvvisa, una trasferta lavorativa, la sostituzione o l’acquisto di un elettrodomestico, la ristrutturazione degli interni di una casa anche in presenza di allettanti sgravi fiscali che potrebbero ammortizzare parte dell’esborso sulla dichiarazione dei redditi.

La soluzione che si prospetta è quella di chiedere un finanziamento con cessione del quinto sulla busta paga presso una banca o un intermediario finanziario, invogliati dalle numerose offerte pubblicizzate dagli istituti che promuovono prestiti veloci anche per importi consistenti.

Il prestito, infatti, è una forma di finanziamento alternativa al tradizionale mutuo, richiesto principalmente per supportare spese che richiedono l’utilizzo di somme oltre una certa soglia.

Si accende un mutuo per acquistare o costruire una casa, mentre si ricorre al prestito per far fronte a costi la cui cifra non supera, nella maggioranza dei casi, i dieci mila euro.

Tra le molteplici tipologie di prestito che negli anni sono andate a consolidarsi nel settore dei finanziamenti, la cessione del quinto dello stipendio sembra essere un’alternativa adeguata per molteplici aspetti: la rata di rimborso incide di un quinto rispetto al reddito mensile, l’ottenimento non richiede enormi garanzie (come avviene, ad esempio, con il mutuo), la concorrenza sul mercato è elevata e, in alcuni casi, garantita anche da Pubbliche Amministrazioni.

La libertà dei mercati finanziari ha visto nascere una serie di intermediari finanziari, simili per modello agli istituti bancari, la cui attività è concentrata sull’erogazione di prestiti personali come la cessione del quinto.

Alcuni enti operano anche on line, altri invece prediligono un contatto con il cliente face to face.

La molteplicità delle offerte ha permesso di rimodellare la cessione del quinto come tipologia di prestito personale, abbassando i costi di gestione della pratica e i tassi di interesse applicati nel piano di rimborso.

In tal modo, chi è interessato a ricorrere ad un prestito mediante cessione del quinto, può facilmente trovare la proposta adeguata alle proprie disponibilità economiche, prestando maggiore attenzione alle varie garanzie richieste da ogni singolo istituto.

Purtroppo è necessario sottolineare che, nella giungla dei finanziamenti, i cavilli burocratici sono molteplici e si rischia di perdere la bussola che orienta fra il miglior prestito o il miglior preventivo che prevede la cessione del quinto in cambio dell’apertura di un finanziamento.

Tra interessi elevati, costi di gestione e poca informazione, la cessione del quinto potrebbe trasformarsi in un affare svantaggioso, utile più che altro a rimpinguare le casse di qualche istituto logorando il budget di un soggetto.

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Cos’è la cessione del quinto

E’ la stessa terminologia a definire cosa sia un prestito che prevede la cessione del quinto dello stipendio.

Il fondamento di tale istituto trova definizione nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 180 del 1950, in cui all’art. 5 recita:

Gli impiegati e salariati dipendenti dallo Stato e dagli altri enti, aziende ed imprese […] possono contrarre prestiti da estinguersi con cessione di quote dello stipendio o del salario fino al quinto dell’ammontare di tali emolumenti valutato al netto di ritenute e per periodi non superiori a dieci anni, […].

Semplificando, un prestito che richiede la cessione del quinto dello stipendio prevede nel piano di rientro, stipulato fra debitore ed ente, una rata non superiore al 20% degli emolumenti percepiti e dichiarati, escludendo dal computo della soglia le ritenute tributarie.

Generalmente la durata minima di un prestito con cessione del quinto è di circa 24 mesi, mentre il rimborso rateale non potrà superare i 120 mesi totali (10 anni, secondo la norma).

Il termine potrebbe coincidere con la cessazione del rapporto di lavoro per pensionamento (e non anche per licenziamento o scadenza contrattuale), ma per i dipendenti pubblici si offre l’opportunità di continuare rimborsando le rate mediante la pensione.

A tutela del debitore interviene lo stesso Decreto che, all’art. 35 recita:

Qualora lo stipendio o salario gravato di cessione subisca una riduzione non superiore al terzo, la trattenuta continua ad essere effettuata nella misura stabilita.
Ove la riduzione sia superiore al terzo, la trattenuta non può 
eccedere il quinto dello stipendio o salario ridotto.
In tal caso la differenza con i relativi interessi è ricuperata dal 
Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, mediante corrispondente prolungamento della ritenuta mensile.

La normativa crea una condizione per tutti quei soggetti che, a causa di qualsiasi problema, subiscano una diminuzione del salario percepito mensilmente.

La situazione prospettata ai tempi di emanazione del decreto trova attuazione nell’attualità, poiché la crisi economica ha fortemente minato i redditi dei lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati.

Se quindi la rata mensile, pari ad 1/5, rimane tale in riduzione dello stipendio, la stessa trova garanzia presso un Ente Previdenziale che ripaga la differenza qualora l’emolumento subisca un decremento superiore ad un terzo della cifra iniziale, offrendo l’opportunità al debitore di prolungare il rimborso.

Le normative appena esposte menzionano i casi in cui a chiedere un prestito sia un dipendente pubblico.

Due leggi del 2005 hanno modificato il DPR 180, includendo la possibilità anche ai dipendenti privati e ai pensionati di stipulare un prestito con la previsione del rimborso pari ad un quinto degli emolumenti.

Le leggi a riguardo sono la n. 80 e la n. 311 del 2005 mentre il Titolo del DPR dedicato è il terzo.

A differenza del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, la legge individua garanzie parallele volte a sopperire i casi in cui la restituzione delle rate sia inficiata da diminuzione dello stipendio, licenziamento o altri casi che potrebbero comportare l’inadempimento del debitore.

A tal proposito l’art. 54 del DPR prevede che:

Le cessioni di quote di stipendio o di salario […] devono avere la garanzia dell’assicurazione sulla vita e contro i rischi di impiego od altre malleverie che ne assicurino il ricupero nei casi in cui […] non sia possibile la continuazione dell’ammortamento o il ricupero del residuo credito.
Non è consentito prestare garanzia in favore del cedente mediante cessione, da parte di altro impiegato o salariato di pubblica amministrazione, di una quota del proprio stipendio o salario.

Chi può richiedere un prestito con la cessione del quinto dello stipendio?

I soggetti che possono procedere alla richiesta di un finanziamento con la cessione del quinto del proprio stipendio sono coloro i quali posseggono un contratto di lavoro dipendente, a prescindere se si appartiene al settore pubblico, a quello parastatale o al privato.

La facoltà è estesa altresì anche ai pensionati, prevedendo una soglia massima di età per la scadenza del rimborso.

Procedendo per gradi, è necessario fare una distinzione fra dipendenti pubblici e privati.

Ai sensi dell’art. 6 del DPR n. 180:

Gli impiegati […] salariati delle Amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo possono contrarre prestiti […] qualora siano in attività di servizio, abbiano stabilità nel rapporto di impiego o di lavoro, siano provvisti di stipendio o salario fisso e continuativo ed abbiano diritto a conseguire un qualsiasi trattamento di quiescenza.

In poche parole è possibile richiedere un finanziamento con cessione del quinto qualora:

  • il contratto di lavoro è in corso;
  • il rapporto di impiego sia stabile; con tale definizione si intende un contratto il cui recesso (per licenziamento o dimissioni) è strettamente connesso al rispetto di alcuni requisiti di legittimità definiti dalla legge, rimandando anche in sede giudiziale la sindacabilità circa l’esistenza o meno di una causa di licenziamento;
  • lo stipendio o il salario sia fisso, ovverosia non è calcolato in percentuale a provvigioni o ad altri elementi, ma rimane uguale (tenendo conto anche degli scatti di anzianità) nel corso del tempo.
    La differenza fra salario e stipendio, secondo alcuni, è prettamente terminologica, anche se la differenza viene definita dalle norme del DPR e dall’Enciclopedia delle Scienze Sociali: il salario è riferibile alla classe operaia, lo stipendio a quella impiegatizia.
    Il salario degli operai viene considerato dalle norme come fisso e continuativo anche se corrisposto per le sole giornate lavorative o di effettiva prestazione di opera;
  • si abbia diritto ad un trattamento di quiescenza. Il riferimento è alla pensione, maturata in anni di lavoro e il cui diritto entra in gioco alla cessazione del rapporto contrattuale.

Ulteriori requisiti prevedono che:

  • la facoltà di contrarre prestiti non può essere esercitata da chi non abbia compiuto quattro anni di servizio effettivo nel rapporto di impiego o di lavoro, valido ai fini del trattamento di quiescenza.
    Gli anni scendono a due in caso di impiegati o salariati che abbiano particolari condizioni.

Per i dipendenti pubblici con contratto di lavoro a tempo determinato, la cessione del quinto può avvenire qualora:
– gli stessi abbiano compiuto quattro anni di effettivo servizio;
– e siano in possesso di un contratto di durata non inferiore a tre anni, che assicuri ad essi il diritto a un trattamento di quiescenza od altro equivalente.

I dipendenti pubblici con contratto di lavoro a tempo determinato possono contrarre prestiti con cessione del quinto dello stipendio a patto che abbiano un’anzianità lavorativa pari a quattro anni, ed abbiano un contratto di lavoro di almeno tre anni, potendo chiedere in prestito una somma la cui estinzione coinciderà con la scadenza del contratto di lavoro.

Per gli impiegati e salariati a tempo indeterminato o con contratti collettivi di lavoro non dipendenti dallo Stato, le condizioni per procedere al prestito con cessione del quinto dello stipendio sono individuate dall’art. 51 del DPR 180:

gli impiegati e salariati […] possono fare cessione di quote di stipendio o di salario […] quando siano addetti a servizi di carattere permanente, siano provvisti di stipendio o salario fisso e continuativo.

Anche in questo caso esistono particolari elementi per cui sarà possibile procedere con la richiesta:

  • in presenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato;
  • con la percezione di uno stipendio o di un salario.

Inoltre, per i lavoratori con contratto a tempo determinato la cessione del quinto potrà avvenire purché l’ammontare della soglia e il numero di rate non eccedano quel periodo di tempo intercorrente fra il momento della richiesta e la scadenza del contratto.

Infine la categoria dei pensionati.

I pensionati, sia pubblici che appartenenti al comparto privato, possono contrarre con banche e intermediari finanziari prestiti da rimborsare mediante cessione di quote della propria pensione fino al quinto della stessa, valutato sempre al netto delle ritenute fiscali.

In riferimento alle categorie pensioni, come definisce l’istituto INPS, non potranno accedere alla cessione del quinto:

  • le pensioni e gli assegni sociali;
  • le pensioni di invalidità civile;
  • gli assegni mensili per l’assistenza ai pensionati per l’inabilità;
  • gli assegni di sostegno al reddito;
  • gli assegni al nucleo familiare;
  • le pensioni con contitolarità per la quota parte non di pertinenza del soggetto richiedente la cessione;
  • le prestazioni di esodo.

Che cifre si possono ottenere con la cessione del quinto?

La cessione del quinto può avvenire rivolgendosi agli istituti definiti dall’art. 15 del DPR n.180.

Nello specifico trattasi, nel caso di dipendenti stipendiati e salariati dello Stato, degli istituti di credito e di previdenza costituiti fra impiegati e salariati delle pubbliche amministrazioni, dell’Istituto nazionale delle assicurazioni, delle società di assicurazioni legalmente esercenti e degli istituti e delle società esercenti il credito costituite sotto forma di S.p.A..

Ai medesimi istituti potranno rivolgersi anche gli impiegati e i salariati non dipendenti da una pubblica amministrazione, nonché i pensionati che potranno rivolgersi direttamente alle banche e agli intermediari finanziari.

L’ammontare del prestito da richiedere viene calcolato tenendo conto di alcune particolarità.

Il rimborso del prestito non può superare un periodo superiore ai dieci anni, sia che si tratti di dipendenti pubblici, sia nel caso di privati e di pensionati.

Con specifico riferimento al rapporto di lavoro a tempo determinato, il piano di rientro dovrà attenersi ad un periodo corrispondente alla data di scadenza del contratto.

Trattandosi del quinto dello stipendio mensile, la rata verrà calcolata tenendo conto del reddito percepito al netto delle ritenute.

Maggiore sarà l’ammontare dello stipendio, del salario o della pensione, maggiore sarà la possibilità di ottenere un prestito consistente.

Anche il TFR ha un ruolo fondamentale nella determinazione del finanziamento.

Trattandosi di emolumenti accumulati in base all’anzianità di servizio, lo stesso fungerà da garanzia nell’erogazione del prestito soprattutto in caso di licenziamento o di fallimento dell’azienda privata.

E’ possibile aumentare la rata di rimborso mediante delega, da notificare al proprio datore di lavoro.

La delega sarà stipulata a favore degli istituti finanziatori, degli enti o società mutuanti, per un ammontare non superiore ai due quinti o al 50% dello stipendio netto mensile.

Si tratta di una particolare forma di finanziamento legata alla cessione del quinto, concessa nel caso in cui si necessita di un capitale di un ammontare consistente.

E’ necessario affermare che la delegazione può riversarsi anche sulla pensione, fino all’esaurimento del debito.

La stipula di una assicurazione a garanzia del prestito è obbligatoria?

La risposta è si.

L’art. 1 del DPR prevede la stipula di un’assicurazione obbligatoria sulla vita il cui fine è quello di recuperare il residuo del credito rimasto insoluto in caso di decesso del debitore.

La polizza assicurativa deve essere redatta anche da chi gode del diritto di due anni (anziché quattro) per la concessione del prestito, trattandosi di impiegati e salariati ex combattenti di guerra.

La medesima garanzia deve essere posseduta dai dipendenti stipendiati e salariati non appartenenti al comparto pubblico, ritenendosi opportuno ricoprire quella parte di importo rimasto insoluto non solo in caso di decesso, ma anche di rischi legati all’impiego, alla cessazione o alla riduzione dello stipendio o del salario o per la liquidazione di un trattamento di quiescenza insufficiente.

La polizza coprirà quella parte di debito rimasta insoluta dopo che l’istituto di credito avrà fatto valere il suo diritto sul TFR accumulato dal dipendente.

Cosa succede se chi ottiene il prestito viene licenziato o l’azienda per cui lavora fallisce?

Può capitare che, complice la crisi economica o il dimensionamento dell’impresa il dipendente si veda coinvolto in un licenziamento o smetta di lavorare a causa del fallimento dell’azienda presso cui è assunto.

Il DPR interviene all’uopo sia a tutela dei dipendenti pubblici, sia di quelli privati.

Per la prima categoria, è istituito presso il Ministero del tesoro il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, la cui funzione è quella di garantire gli istituti di credito contro i rischi di perdite per mutui accordati verso cessione di quote di stipendio o salario, per i quali l’amministrazione del Fondo abbia prestato garanzia.

Il Fondo è stato soppresso con la Legge n. 1139 del 1957, che lo ha sostituito con gli Enti Nazionali di previdenza ed assistenza.

Per i dipendenti pubblici e privati interverrà la compagnia assicuratrice con cui si è provveduto alla stipula della polizza vita.

In caso di licenziamento e in pendenza del debito, l’istituto di credito potrà innanzitutto rivalersi sul TFR maturato e, solo nel caso in cui questo non fosse sufficiente a ricoprire il debito, potrà chiedere il residuo alla compagnia assicuratrice presso cui è stata stipulata la polizza sulla vita.

E’ per tale ragione che la cessione del quinto può essere erogata a chi possiede almeno quattro anni di anzianità di servizio.

La cessione del quinto è il tipo di prestito personale migliore?

Esistono numerose tipologie di prestito personale, appositamente studiate e offerte dagli istituti di credito.

La cessione del quinto si rivela come ottima soluzione per molteplici casi: la disciplina è dettagliatamente definita dalla legge, il rimborso delle rate avviene mediante bonifico bancario, assegno o direttamente attraverso le trattenute sulla busta paga, mentre a tutela del debitore intervengono il TFR, la polizza assicurativa e gli Enti previdenziali.

Trattandosi però di rate non superiori al quinto dello stipendio, in caso di contratti di lavoro a tempo determinato o in presenza di una retribuzione netta mensile molto esigua, la cifra prospettabile per il prestito è molto bassa.

Nel settore dei crediti personali esistono numerose soluzioni utili ad ottenere un prestito che ricopra un capitale anche importante.

Tra le molteplici alternative è possibile annoverare il prestito finalizzato, richiedibile ogni qual volta è necessario coprire una specifica spesa.

Gli enti creditizi erogheranno la cifra necessaria per affrontare il costo, obbligando quindi il debitore a certificare l’acquisto o a provare la spesa sostenuta mediante il finanziamento.

Esistono anche i prestiti personali fra privati, erogabili attraverso l’utilizzo delle piattaforme telematiche denominate Social Lending.

Il debitore, in possesso di alcune credenziali fra cui una classe meritoria creditizia eccellente, potrà ottenere un prestito erogato non da un istituto finanziario, bensì da una serie di privati che mettono a disposizione alcune somme per trarne un piccolo guadagno con gli interessi.

Anche il mutuo si prospetta come una soluzione ideale per cifre consistenti.

Il finanziamento, disciplinato sia dal codice civile che dai regolamenti bancari, può prevedere la stipula di un piano di rientro con rate non superiori ad un terzo dello stipendio netto.

Le prospettive appena elencate sembrano allettanti e idonee a sostituire egregiamente la cessione del quinto dello stipendio.

Ma è fondamentale fare alcune precisazioni.

Innanzitutto all’erogazione di un prestito saranno richieste una serie di garanzie, come la stipula di una fideiussione da parte di un congiunto, l’iscrizione di un’ipoteca nel caso di mutui ipotecari, la sottoscrizione facoltativa di una polizza mutuo volta a tutelare il rimborso in caso di eventi legati alla vita o all’attività lavorativa del mutuatario e, non da ultimo, una polizza fideiussoria obbligatoria se si richiede un mutuo al 100%.

Le spese di gestione della pratica sono proporzionali all’ammontare dell’importo e al piano di ammortamento rateale stipulato dal debitore, inglobando bolli, comunicazioni al cliente, perizie nel caso di acquisto o ristrutturazioni immobiliari ed eventuali costi per il recupero dei crediti insoluti.

Gli interessi possono incidere di molto sul prestito, toccando soglie prossime al tasso massimo definito dalla Banca d’Italia.

Gli interessi sono proporzionali all’importo richiesto e all’ammontare della rata sottoscritta dal cliente, e potranno variare anche in base alla stabilità contrattuale del debitore.

Se trattasi di contratto a tempo determinato, il tasso di interesse potrebbe essere maggiore in quanto la prospettiva di inadempimento è più reale rispetto al dipendente che garantisce un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Infine il merito creditizio può giocare a sfavore del debitore.

Elementi come la presenza di un protesto l’iscrizione presso un registro CRIF o inadempimenti precedenti accertati potrebbero incidere sia sull’erogazione del prestito che sull’ammontare degli interessi, attribuendo al cliente una classe di merito creditizio molto bassa.

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Quali altri prestiti personali sono più diffusi in Italia?
E che differenze ci sono con la cessione del quinto?

I prestiti più diffusi in Italia sono il prestito personale, il prestito finalizzato, il prestito fra privati e la cessione del doppio del quinto dello stipendio.

I primi tre sono erogati anche a favore di tutti quei soggetti che non svolgono un lavoro alle dipendenze di una pubblica amministrazione o di un’azienda privata.

Basti pensare ai lavoratori autonomi, agli imprenditori e alle casalinghe con una piccola rendita ed agli studenti universitari, che potranno accedere al credito anche in assenza di un requisito ritenuto fondamentale dagli istituti bancari, ovverosia un contratto a tempo indeterminato.

Nel caso di liberi professionisti, ad esempio, la garanzia richiesta è il possesso di un Certificato di Reddito che attesta la percezione dei proventi per assicurare il rimborso del prestito.

Nel caso di casalinghe, studenti universitari o lavoratori con contratto a tempo determinato, gli istituti di credito procederanno con la stipula di una fideiussione rilasciata da un parente.

Il prestito personale, erogato sia da banche che da istituti finanziari, consente di realizzare progetti senza la necessità di accertare quali siano le effettive spese sostenute dal debitore.

A differenza della cessione del quinto, sia l’ammontare del capitale che la restituzione delle rate potranno essere personalizzati in base alle esigenze del cliente e alle effettive possibilità economiche.

L’ente creditizio, previa presentazione di un preventivo, potrà realizzare un piano di ammortamento a misura del debitore, prevedendo un rimborso anche in 120 mesi.

Il prestito finalizzato è strettamente legato alla tipologia di acquisto che si vuole effettuare.

E’ un finanziamento generalmente stipulato anche da commercianti che, in unione con gli istituti finanziari, concedono prestiti per un ammontare pari al costo del bene o del servizio, maggiorato degli interessi e delle spese di gestione della pratica.

Il finanziamento viene largamente utilizzato in caso di acquisto di un auto, della progettazione di un viaggio o di una spesa sanitaria.

Differentemente dalla cessione del quinto, il prestito finalizzato ha come garanzia anche il bene acquistato con l’importo richiesto, e sarà facoltà dell’ente creditizio rivalersi su di esso con il pignoramento in caso di inadempimento del debitore.

Con la cessione del quinto non è necessario certificare alcun acquisto, potendo bene il debitore utilizzare la somma erogata per qualsiasi necessità.

Il prestito fra privati può avvenire in due modi: mediante piattaforma on line o con la sottoscrizione di un contratto fra privati, da registrare o meno presso l’Agenzia delle Entrate.

Nel primo caso si tratterà di Social Lending, ovvero di un intermediario che opera on line mettendo in comunicazione potenziali investitori con potenziali debitori.

Chi possiede somme di denaro può investirle nelle piattaforme di P2P traendone guadagno da un interesse ponderato secondo una media effettuata fra il profitto prospettato dall’investitore e il costo effettivo del prestito concesso.

Il debitore potrà ottenere la somma richiesta a patto che abbia a disposizione un conto corrente on line per il prelievo dei rimborsi, certifichi un reddito e non abbia carichi pendenti in merito a crediti insoluti.

La cessione del quinto non prevede speciali tipologie di conto e garantisce la restituzione del debito in base alla maturazione del TFR e alla sottoscrizione della polizza assicurativa.

La seconda tipologia, quella fra privati mediante contratto, è comunemente utilizzata fra parenti ed amici e trova fondamento nell’autonomia contrattuale riconosciuta dal codice civile.

Un soggetto può prestare una somma di denaro ad un potenziale debitore definendo interessi, termini e rimborsi, attenendosi ovviamente alle soglie massime previste dalla legge in tema di tasso di usura.

La registrazione del contratto fra privati è necessaria in caso di contratto d’uso, ovverosia qualora le parti necessiteranno dell’intervento del giudice per la risoluzione delle controversie inerenti all’obbligazioni nascenti dal rapporto giuridico.

Questa tipologia di prestito è molto efficace se si basa sulla fiducia instaurata fra creditore e debitore, a maggior ragione se trattasi di un congiunto ma, a differenza della cessione del quinto, non prevede tutele particolari a favore del creditore ed è possibile sviare dai confini legali per incorrere in fattispecie criminose.

Infine la cessione del doppio del quinto con delega.

Il finanziamento rientra nella tipologia della cessione del quinto dello stipendio, ma le caratteristiche di base consentono al debitore di ottenere un ulteriore cessione del quinto per un importo non superiore alla metà del reddito netto mensile.

Il prestito è dedicato solo ai lavoratori dipendenti che, per accedere al credito, dovranno ottenere l’autorizzazione del datore di lavoro, a prescindere che sia esso pubblico o privato.

Trattandosi di un rimborso che incide dal 40 al 50% delle mensilità, i pensionati non possono accedere al finanziamento, ricorrendo solo alla tradizionale cessione del quinto.